Grande MAXXI
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Grande MAXXI

Location : Rome, Italy

Year : 2022

Status : Competition

Architecture: Lopes Pertile Architects

3D Images : Simone Antonelli Images

Landscape : Simone Antonelli, Susan Isawi, Gaila

Economic Analysis : Giovanni Sarandrea

Texts: Mattia Proietti Tocca

 

Description of project:

 

IT


 

Il progetto per il concorso Grande MAXXI propone strategie, configurazioni e azioni necessarie per la trasformazione di parte dello spazio aperto prospiciente il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo e per la realizzazione del nuovo edificio multifunzionale.

L’intento del progetto è proporre una trasformazione in grado di affermare una rinnovata centralità del complesso museale, attraverso la definizione di nuove qualità spaziali, funzionali e comunicative, basate sul concetto di permeabilità.

L’ambizione del progetto è quella di permettere all’intera città di Roma di proiettarsi definitivamente nella contemporaneità con la stessa energia con la quale si riconosce nei suoi valori storici.

Il concetto di permeabilità è la matrice della visione progettuale.

Permeabilità intesa dal punto di vista percettivo: porosità delle trame di materiali vegetali e di quelli artificiali.

Permeabilità nei flussi: nelle opportunità di utilizzo degli spazi che si offrono come dispositivi in grado di ospitare diverse attività.

In questo modo l’idea progettuale si identifica come opportunità di dialogo, di interazione tra chi vive gli spazi della piazza e chi usa quelli dell’edificio multifunzionale.

 

In definitiva, il ruolo del progetto è quello di costruire un luogo inedito dell’abitare per la città contemporanea, in cui il concetto di permeabilità assume il suo carattere di maggiore rilievo quando applicato alla cultura, intesa come moltiplicatore di sapere e generatore di democrazia.

Un’architettura che dialoga con la città, che stimola curiosità, che si offre anche a chi semplicemente si trova di passaggio e che permette di far intravedere le sue attività. In questo modo si promuove una condivisione di saperi fra le attività interne all’edificio e chi vive la città, durante un ampio lasso temporale che comprende il giorno e la notte.

L’edificio promuove la relazione oltre che fra i saperi anche con il paesaggio, con la vegetazione e le attività umane.

L’edificio prende ispirazione dagli ambienti del sottobosco, da quell’atmosfera che si crea quando la luce del sole si fa spazio tra le chiome degli alberi in un gioco di luci puntiformi.
La pelle dell’edificio permette diversi livelli di permeabilità alla luce solare e alla vista delle attività al suo interno.
La sua permeabilità viene controllata dalla diversa densità dei fori, che a sua volta si definisce in base alle funzioni che ospita, alla localizzazione e all’orientamento solare.
Si costruisce così un dispositivo di regolazione di luce e vista, un gradiente di permeabilità calibrata a diversi livelli di profondità.

 

Anche al suo interno l’edificio permette ai visitatori di poter fare un’esperienza autonoma, promuovendo la condivisione anche indiretta dei saperi. La distribuzione dell’edificio, infatti, permette ai visitatori di poter vedere all’interno degli spazi dedicati ai laboratori ed archivi, attraverso grandi vetrate.

La circolazione interna dell’edificio è condivisa tra lavoratori e visitatori ma gli spazi di lavoro hanno accessi controllati ed autonomi.

Parte degli archivi inoltre sono stati portati negli spazi di circolazione, fuori dagli ambienti chiusi dell’archivio, in modo da promuovere, ancora una volta, la condivisione dei saperi.

La proposta progettuale rafforza il sistema biologico esistente attraverso la ridefinizione della vegetazione: le nuove aree vegetali saranno il luogo di sviluppo di diversità e varietà biologica che si diffonderà nella città con benefici evidenti anche per la qualità urbana.

La configurazione spaziale, le aggregazioni tra le specie svolgono un ruolo positivo in favore della riduzione degli effetti dell’isola di calore e allo stesso tempo concorrono alla creazione di uno spazio urbano di tipo nuovo, intermedio tra piazza e giardino, interpretando così il carattere mediterraneo di una feconda relazione tra città, natura e paesaggio.

L’aggregazione di Acer Campestre, Acer monspessulanum e Fraxinus ornus in forma di bosco determina una “bolla di penombra” nella quale il comfort termico è maggiore (per l’effetto combinato di evapotraspirazione e ombreggiamento) con un significativo abbassamento della temperatura ambiente fino a 3°C in meno. Il sesto d’impianto regolare e il passo di piantumazione sono in funzione delle attività previste e dell’ottimizzazione dell’efficienza termoregolatrice. Inoltre, unitamente all’insieme degli arbusti dei parterre vegetali e alla vegetazione esistente le alberature contribuiscono alla riduzione di CO2 presente nell’aria.

 

La costruzione di uno spazio ibrido tra corte interna dell’edificio e piazza pubblica, ha dato vita a una soglia dai margini indefiniti, uno spessore di transizione che si materializza in un punto nodale: la piazza d’acqua. Luogo dai caratteri effimeri, si caratterizza in base alle differenti modalità con la quale l’acqua si manifesta: nebulizzazioni, zampilli e semplicemente veli d’acqua. Area ludica, zona di passaggio, punto di aggregazione o di ristoro, questa porzione di spazio pubblico si presta a diversi utilizzi che sono influenzati dalla natura mutevole dello spazio e dei suoi utilizzi.

Nella parte centrale dell’area compresa tra il MAXXI e il nuovo edificio multifunzionale, si colloca un tappeto ludico, un dispositivo di gioco creativo, spazio versatile e informale aperto all’utilizzo per tutte le fasce di età.

Infine, sulla copertura dell’edificio, trovano spazio degli orti urbani, spazi ibridi tra giardini, frutteti, luoghi di produzione e soprattutto luoghi del sociale e della didattica.